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L’intollerante fondamentalismo cattolico

Moschee e libertà religiosa, due pesi e due misure

di Cecilia M. Calamani - da cronachelaiche.it
lunedì 10 gennaio 2011
Dopo il caso di Milano, scoppia quello di Torino. Cambiano i protagonisti ma non i toni e le argomentazioni. A causa del via libera della giunta Chiamparino alla costruzione di una grande moschea in via Urbino, è partita la ‘crociata contro’. A capeggiarla un illustre difensore delle radici cristiane, Magdi ‘Cristiano’ Allam, eurodeputato Udc e presidente del movimento “Io amo l‘Italia”. Nella manifestazione cittadina del 4 gennaio scorso indetta dalla Chiesa e dalla Comunità cristiana copta per condannare l’attentato islamico di capodanno ad Alessandria d’Egitto, Allam ha chiesto un referendum popolare per consentire ai torinesi di esprimersi sulla decisione della giunta. La richiesta fa eco a quella del vicepresidente della Regione Lombardia, Andrea Gibelli (Lega), che ha già depositato alla Camera una proposta di legge nazionale affinché il referendum popolare diventi il passo preliminare per la costruzione di ogni centro di culto islamico.

Ma torniamo alla moschea di Torino. Secondo Allam, la decisione di costruirla «è frutto del relativismo culturale e del buonismo che continua ad affliggere certe amministrazioni di centrosinistra, convinte che il modello da perseguire sia quello di una società “multiculturalista” capace solo di elargire diritti e libertà senza ottenere in cambio alcun dovere e senza nessun collante identitario». Dopo aver sottolineato che «in Italia ci sono già 900 moschee», l’eurodeputato ha sferrato l’attacco finale: «L’islamizzazione del Paese è già in atto».

Dove Allam veda segni di islamizzazione in Italia non è concesso sapere, ma d’altronde la demagogia si basa proprio su enunciati a effetto volti a trasformare ignoranza e paure in seguito politico. Fin qui nulla di nuovo, quindi.

Ciò che invece merita una riflessione è questo duplice atteggiamento della Chiesa, che da una parte difende la libertà religiosa (quella di non credere non è neanche presa in considerazione) e dall’altra, tramite i suoi rappresentanti in politica, vuole negarla a chi professa una fede diversa da quella cattolica appellandosi a problemi di ordine pubblico. Nella fantasia di questi esasperati difensori della libertà religiosa a senso unico, le moschee italiane brulicherebbero di terroristi e kamikaze, pronti ad attentare all’altrui vita e libertà. Un po’ come se i bar fossero frequentati solo da alcolizzati che, guidando in stato di ubriachezza, ammazzassero pedoni e automobilisti una volta consumata la loro ‘dose’ nel locale. Come mai non ne viene chiesta, dunque, la chiusura?

Il problema, quindi, è altrove. Ed è stato ben riassunto da Ratzinger nell’Angelus del primo gennaio, il giorno dopo l’attentato di Alessandria. Secondo il papa, la «via privilegiata per costruire la pace» è la libertà religiosa, che ha due efferati nemici, il laicismo e il fondamentalismo. «Assistiamo oggi – ha dichiarato – a due tendenze opposte, due estremi entrambi negativi: da una parte il laicismo, che in modo spesso subdolo emargina la religione per confinarla nella sfera privata; dall’altra il fondamentalismo, che invece vorrebbe imporla a tutti con la forza».

Chissà se Benedetto XVI si è accorto di aver messo il piede in fallo. Certamente i suoi seguaci - e con essi la maggior parte della stampa – no, o almeno hanno fatto finta di non accorgersi dell’evidente contraddizione delle sue parole. La storia insegna che le religioni (compresa quella cattolica) hanno sempre scatenato guerre di supremazia proprio in virtú di quell’affermazione “pubblica” che Ratzinger vorrebbe promuovere in contrapposizione al laicismo. E d’altronde, se la religione non fosse confinata nell’ambito privato ma, come il papa auspica, entrasse di diritto nella sfera pubblica, la sua imposizione alla popolazione con quella ‘forza’ che egli stesso depreca sarebbe solo una naturale conseguenza.

La ‘forza’, infatti, non è solo la coercizione fisica come nei piú retrivi regimi teocratici islamici ma anche, attenendoci alla più civile Italia, l’imposizione di leggi di matrice religiosa (ad esempio su aborto, testamento biologico, coppie di fatto, matrimoni omosessuali, etc.) a tutta la popolazione, cattolica e non. Questa secondo il papa non è una forma di violenza e di fondamentalismo?

Per noi laicisti che crediamo, al contrario dei cattolicisti (se gli ‘ismi’ vanno usati, almeno esista la pari opportunità linguistica!), che l’unica via per la pace sia proprio la natura privata di ogni forma di convinzione religiosa, sí. E, checché ne dica il papa, la storia ci dà ragione.


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